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Le cellule cerebrali protettive potrebbero favorire silenziosamente il declino cognitivo legato all'etàBrain Health

Le cellule cerebrali protettive potrebbero favorire silenziosamente il declino cognitivo legato all'età

L'invecchiamento cerebrale potrebbe avere un colpevole inatteso: gli oligodendrociti, le cellule che costruiscono e mantengono la mielina, il rivestimento isolante che circonda le fibre nervose. I ricercatori dell'Università di Edimburgo e dello UK Dementia Research Institute hanno utilizzato i dati della Lothian Birth Cohort 1936, che ha seguito le capacità cognitive dall'infanzia fino alla vecchiaia. Il tessuto cerebrale donato da persone il cui declino era stato più rapido mostrava meno fibre nervose di grosso calibro e un accumulo anomalo di mielina non sana, soprattutto attorno alle fibre di grosso calibro rimaste. Queste alterazioni erano associate alla rapidità con cui le capacità diminuivano, non ai punteggi ottenuti in un singolo momento. Esperimenti sui topi hanno confermato l'ipotesi che le cellule produttrici di mielina disfunzionali possano danneggiare le fibre nervose e compromettere la cognizione. La via biologica coinvolta è già bersaglio di farmaci usati per altre condizioni neurologiche, quindi i medicinali esistenti potrebbero un giorno essere riutilizzati per proteggere il cervello che invecchia. Lo studio, pubblicato su Nature Medicine, mette in discussione l'idea che queste cellule siano sempre benefiche e suggerisce che più mielina non significhi sempre meglio.

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