Brain HealthIl peptide P3, finora trascurato, potrebbe essere un fattore nascosto alla base della malattia di Alzheimer
Per decenni e con miliardi di dollari, la ricerca sull'Alzheimer ha preso di mira la beta-amiloide, con risultati deludenti. Un nuovo commento pubblicato su ChemBioChem dal biochimico Jevgenij Raskatov dell'UC Santa Cruz indica un altro possibile sospettato: un peptide più piccolo e strettamente correlato, chiamato P3. Un tempo ritenuto innocuo, P3 sembra in grado di formare aggregati e fibrille filamentose, apparentemente persino più rapidamente della beta-amiloide. Alcune evidenze suggeriscono inoltre che P3 possa interagire con la beta-amiloide, modificando forse il modo in cui si accumula e il suo grado di tossicità. Nel loro insieme, questi risultati avvalorano l'ipotesi che P3 contribuisca al danno ai neuroni osservato nell'Alzheimer. Secondo Raskatov, P3 probabilmente non è uno spettatore innocente, anche se servono ulteriori ricerche. Se P3 si rivelasse importante, potrebbe cambiare il modo in cui gli scienziati progettano strategie di prevenzione e farmaci per l'Alzheimer. Il lavoro è un commento che mette in evidenza ricerche già esistenti, non un nuovo studio clinico: indica quindi una direzione promettente, non un bersaglio terapeutico dimostrato.