I ricercatori della Nanjing Medical University hanno studiato 187 adulti ospedalizzati di età pari o superiore a 60 anni, misurando il numero di copie del DNA mitocondriale (mtDNA-CN) dal sangue periferico e confrontandolo con le misure ecocardiografiche della funzione cardiaca. Hanno scoperto che un mtDNA-CN più basso era fortemente correlato a una peggiore funzione diastolica cardiaca — ovvero la capacità del cuore di rilassarsi e riempirsi di sangue — e che questa relazione era ancora più marcata negli individui fragili. Aspetto cruciale, l'mtDNA-CN ha superato i marcatori tradizionali come l'età e la forza della presa nel predire la compromissione diastolica. I risultati suggeriscono che una misurazione di routine del DNA mitocondriale su base ematica potrebbe fungere da biomarcatore precoce e non invasivo per identificare gli adulti anziani a rischio cardiovascolare elevato, consentendo potenzialmente un intervento più tempestivo prima che si sviluppi uno scompenso cardiaco clinicamente manifesto.