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Un Grande Studio di Fase 3 Rileva che il Trapianto di Microbiota Fecale Non Allevia i Sintomi dell'IBS

Il più grande trial di FMT nell'IBS fino ad oggi mostra che i trapianti di feci da donatore non offrono alcun beneficio rispetto al placebo, mettendo in discussione le teorie di trattamento centrate sul microbiota intestinale.

lunedì 28 settembre 2026 0 visualizzazioni
Pubblicato in Lancet
A clinical gastroenterology setting showing a labeled stool sample container on a sterile tray beside a hospital bed, with a physician in gloves reviewing a patient chart

Riepilogo

Il trial REFIT2, un rigoroso studio di fase 3 condotto in cinque ospedali norvegesi, ha valutato se il trapianto di microbiota fecale (FMT) — che consiste nel trasferire il microbiota intestinale di un donatore sano attraverso un clistere rettale — potesse ridurre in modo significativo i sintomi in 448 adulti con sindrome dell'intestino irritabile da moderata a grave. Dopo 90 giorni, circa il 40% dei partecipanti sia nel gruppo FMT sia nel gruppo placebo (che aveva ricevuto le proprie feci) ha mostrato un miglioramento significativo dei sintomi. La differenza tra i due gruppi è stata di soli 1,9 punti percentuali, statisticamente non significativa. Gli eventi avversi sono risultati simili in entrambi i bracci dello studio. I risultati indicano che una semplice modificazione del microbiota intestinale difficilmente è sufficiente a trattare la sindrome dell'intestino irritabile, sollevando importanti interrogativi sul fatto che la disbiosi intestinale ne sia una causa primaria o piuttosto una caratteristica secondaria.

Riepilogo Dettagliato

La sindrome dell'intestino irritabile colpisce circa il 10% della popolazione mondiale e rimane poco compresa e difficile da trattare. Poiché alterazioni nella composizione del microbiota intestinale sono frequentemente osservate nei pazienti con IBS, il trapianto di microbiota fecale — il trasferimento di feci da un donatore sano per ripristinare l'ecosistema intestinale del ricevente — ha attirato notevole attenzione come potenziale terapia. Studi precedenti, di dimensioni ridotte, hanno prodotto risultati contrastanti ma talvolta incoraggianti, rendendo urgentemente necessaria una valutazione definitiva di fase 3.

REFIT2 ha arruolato 450 adulti di età compresa tra 18 e 65 anni con IBS da moderata a grave, definita secondo i criteri Rome IV e un punteggio IBS Severity Scoring System pari o superiore a 175, in cinque ospedali norvegesi. I partecipanti sono stati randomizzati con rapporto 2:1 a ricevere un singolo clistere rettale contenente feci di un donatore sano (intervento, n=299) oppure le proprie feci (placebo, n=151). Lo studio era completamente in doppio cieco, con tutti gli investigatori, i clinici e i pazienti all'oscuro dell'allocazione. L'endpoint primario era una riduzione di 75 o più punti sull'IBS-SSS a 90 giorni.

I risultati sono stati inequivocabili: il 40% del gruppo FMT e il 38% del gruppo placebo hanno raggiunto l'endpoint primario, con una differenza assoluta di appena 1,9 punti percentuali (95% CI −8,1 a 12,0; p=0,76). I profili di sicurezza erano simili tra i gruppi.

Questi risultati negativi hanno implicazioni significative per il campo del microbiota intestinale. Nonostante una razionale biologicamente plausibile e un reale entusiasmo per l'FMT nell'IBS, l'intervento non ha conferito alcun beneficio clinico rilevabile rispetto alle feci autologhe in questo ampio studio ben dimensionato. Gli autori suggeriscono che la sola modulazione del microbiota potrebbe essere insufficiente per il sollievo sintomatico, indicando una fisiopatologia più complessa e multifattoriale che coinvolge la segnalazione dell'asse intestino-cervello, l'ipersensibilità viscerale o la disfunzione immunitaria della mucosa.

Per i clinici e il pubblico attento alla longevità, lo studio rafforza la necessità di cautela prima di abbracciare terapie mirate al microbioma per i disturbi gastrointestinali funzionali. Un limite degno di nota è che questa sintesi è basata esclusivamente sull'abstract; la via di somministrazione (singolo clistere) e i protocolli di selezione del donatore potrebbero aver influenzato i risultati.

Risultati Principali

  • FMT via rectal enema produced no significant IBS symptom benefit vs. autologous stool placebo at 90 days.
  • Response rates were nearly identical: 40% (FMT) vs. 38% (placebo), a 1.9-point difference that was not statistically significant.
  • Adverse event rates were comparable between donor FMT and placebo groups, confirming acceptable safety.
  • Results suggest gut dysbiosis may be a secondary feature of IBS rather than a primary, targetable cause.
  • A single-dose rectal enema delivery may be insufficient; future trials may need repeated dosing or colonoscopic delivery.

Metodologia

REFIT2 è stato uno studio di fase 3 in parallelo, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, condotto in cinque ospedali norvegesi, con l'arruolamento di 448 adulti affetti da IBS da moderata a grave (Roma IV; IBS-SSS ≥175). I partecipanti sono stati assegnati in rapporto 2:1 a ricevere feci da donatore o feci autologhe (proprie), somministrate tramite un singolo clistere rettale, con completo mascheramento di tutte le parti coinvolte. L'endpoint primario era una riduzione dell'IBS-SSS ≥75 punti a 90 giorni.

Limitazioni dello Studio

Questo riassunto si basa esclusivamente sull'abstract, poiché il testo completo dell'articolo non è ad accesso aperto; i dettagli sui protocolli di screening dei donatori, la verifica dell'attecchimento del microbiota e le analisi per sottogruppi non sono disponibili. Un singolo clistere rettale potrebbe rappresentare un metodo di somministrazione o uno schema di dosaggio subottimale rispetto agli approcci colonoscopici o a dosi ripetute utilizzati in altri studi. Il periodo di follow-up di 90 giorni potrebbe non rilevare modificazioni del microbiota a lungo termine o effetti ritardati sui sintomi.

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