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Un sondaggio tra nefrologi italiani rivela lacune nel trattamento della malattia ossea associata alla nefropatia cronica

Un'indagine condotta su 89 specialisti italiani di nefrologia mostra approcci non uniformi nel trattamento della malattia ossea nei pazienti affetti da insufficienza renale cronica.

sabato 4 aprile 2026 2 visualizzazioni
Pubblicato in Arch Osteoporos
A nephrologist in white coat reviewing bone density scans on computer monitors in a modern dialysis clinic with patients in background

Riepilogo

Un'indagine nazionale condotta su 89 nefrologi italiani ha rivelato significative variazioni nel modo in cui l'osteoporosi associata alla malattia renale cronica (CKD) viene diagnosticata e trattata. Sebbene la maggior parte avesse accesso ai marker ossei di base come il paratormone, la disponibilità di biomarcatori avanzati variava notevolmente. Il denosumab è emerso come il farmaco osteoprotettivo preferito in tutti gli stadi della CKD, mentre i bisfosfonati erano raramente utilizzati nelle fasi avanzate della malattia renale. I risultati evidenziano sia i progressi compiuti sia le persistenti incertezze nella gestione delle complicanze della salute ossea che colpiscono i pazienti affetti da CKD.

Riepilogo Dettagliato

La malattia renale cronica influisce sulla salute ossea attraverso complessi disturbi minerali e ossei, aumentando drasticamente il rischio di fratture e la mortalità. Nonostante questa grave complicanza, le indicazioni cliniche restano poco chiare, creando potenziali lacune terapeutiche nella gestione dei pazienti.

I ricercatori hanno intervistato 89 nefrologi italiani riguardo alle loro pratiche nella diagnosi e nel trattamento dell'osteoporosi associata alla malattia renale cronica. L'indagine ha riguardato la disponibilità di biomarcatori, gli approcci terapeutici nelle diverse fasi della malattia renale cronica e l'aderenza alle linee guida cliniche.

I risultati hanno evidenziato un accesso eterogeneo agli strumenti diagnostici. Mentre i marcatori di base come il paratormone e la vitamina D erano disponibili in oltre il 90% dei laboratori, i biomarcatori avanzati come il fattore di crescita dei fibroblasti-23 e Klotho erano disponibili solo nel 64-74% delle strutture. Gli approcci terapeutici variavano in modo significativo: quasi la metà seguiva le linee guida KDOQI e altri le raccomandazioni KDIGO per i target del paratormone.

Denosumab era il farmaco protettivo per le ossa più frequentemente prescritto in tutte le fasi della malattia renale cronica (22,5-28,1% dei casi), mentre i bisfosfonati erano raramente utilizzati nella malattia renale avanzata per ragioni di sicurezza. I farmaci anabolici per la costruzione ossea erano raramente prescritti. La supplementazione con vitamina D era diffusa, con diverse forme utilizzate in base allo stadio della malattia renale cronica.

Questi risultati rivelano sia i progressi compiuti sia le sfide persistenti nella gestione della salute ossea nella malattia renale cronica. Sebbene i nefrologi siano sempre più proattivi riguardo alla protezione ossea, la disponibilità eterogenea dei biomarcatori e la variabilità degli approcci terapeutici suggeriscono la necessità di indicazioni cliniche più chiare e di un accesso diagnostico standardizzato.

Risultati Principali

  • Denosumab preferred over bisphosphonates for bone protection in CKD patients
  • Advanced bone biomarkers available in only 64-74% of Italian nephrology centers
  • Treatment approaches split between KDOQI and KDIGO guideline recommendations
  • Anabolic bone-building drugs rarely prescribed despite potential benefits
  • Vitamin D supplementation widely used across all CKD stages

Metodologia

Sondaggio online su 89 nefrologi italiani tramite 16 domande chiuse suddivise in 9 gruppi tematici. Il sondaggio ha valutato la disponibilità dei biomarcatori, le pratiche diagnostiche e gli approcci terapeutici per l'osteoporosi associata alla malattia renale cronica nelle diverse fasi della malattia.

Limitazioni dello Studio

Sintesi basata solo sull'abstract. Indagine limitata ai nefrologi italiani, il che potrebbe limitarne l'applicabilità a livello globale. Il tasso di risposta e il bias di selezione non sono stati affrontati nelle informazioni disponibili.

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