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Uno Studio su 108.000 Persone Collega un Maggiore Apporto di Glutammato a un Rischio Più Elevato di Cardiopatia Coronarica

Un ampio studio di coorte prospettico francese rileva che sia il glutammato come additivo alimentare sia quello naturale aumentano il rischio di cardiopatia coronarica, sollevando interrogativi sull'MSG e sull'alimentazione.

domenica 9 agosto 2026 6 visualizzazioni
Pubblicato in Am J Clin Nutr
A variety of processed and packaged foods alongside a small bowl of white MSG crystals on a kitchen counter, with a human heart anatomy diagram in the background

Riepilogo

Uno studio prospettico condotto su oltre 108.000 adulti francesi, seguiti per quasi otto anni, ha rilevato che un maggiore apporto di glutammato — sia da additivi alimentari come il MSG sia da fonti naturali negli alimenti — era associato in modo indipendente a un aumento del rischio di cardiopatia coronarica (CHD) e di malattia cardiovascolare (CVD) complessiva. Ogni 200 mg al giorno aggiuntivi di glutammato da additivi alimentari aumentava il rischio di CHD del 5%, mentre un maggiore contenuto di acido glutammico di origine naturale era associato a un incremento del 13% ogni 3.000 mg al giorno. Le associazioni sono state osservate per CHD e CVD, ma non per le malattie cerebrovascolari. I risultati mettono in discussione l'assunzione che il glutammato a dosi alimentari sia del tutto sicuro per il cuore e suggeriscono che questa relazione meriti un esame più approfondito sia nelle linee guida di salute pubblica sia nella pratica della nutrizione clinica.

Riepilogo Dettagliato

Il glutammato — l'amminoacido alla base del sapore umami e del MSG — è stato a lungo considerato sicuro alle esposizioni alimentari tipiche. Tuttavia, un numero crescente di evidenze sperimentali ha lasciato intravedere una potenziale cardiotossicità a dosi più elevate. Questo ampio studio prospettico della coorte NutriNet-Santé è il primo a esaminare separatamente il glutammato come additivo alimentare e l'acido glutammico di origine naturale in relazione agli esiti cardiovascolari.

I ricercatori hanno seguito 108.932 adulti francesi (79,3% donne, età media 42,4 anni) dal 2009 al 2023. I partecipanti hanno compilato registri alimentari ripetuti delle 24 ore — fino a 84 per persona — riportando in dettaglio i marchi degli alimenti industriali consumati. L'esposizione al glutammato è stata quantificata mediante banche dati di composizione e analisi di laboratorio, quindi correlata agli eventi incidenti di malattia cardiovascolare (CVD), cardiopatia coronarica (CHD) e malattia cerebrovascolare (CVA) tramite modelli di Cox multivariabili.

Nel corso di un follow-up mediano di quasi otto anni, sono stati diagnosticati 2.397 casi di CVD, 1.113 di CVA e 1.284 di CHD. Ogni incremento di 200 mg al giorno di glutammato come additivo alimentare è stato associato a un rischio di CHD superiore del 5% (HR 1,05, 95% CI 1,01–1,09). L'acido glutammico di origine naturale ha mostrato un rischio di CHD superiore del 13% per ogni incremento di 3.000 mg al giorno (HR 1,13, 95% CI 1,03–1,25), e il glutammato totale un aumento del 15% (HR 1,15, 95% CI 1,05–1,26). Anche le associazioni con la CVD complessiva sono risultate significative per il glutammato naturale e quello totale. È degno di nota il fatto che non sia stata riscontrata alcuna associazione con la malattia cerebrovascolare.

Questi risultati sono in linea con i dati sperimentali che suggeriscono come il glutammato moduli la funzione cardiaca a dosi fisiologiche e possa alterare la regolazione della frequenza cardiaca a esposizioni più elevate. La natura dose-risposta delle associazioni rafforza la plausibilità biologica.

Si applicano importanti avvertenze: si tratta di un singolo studio osservazionale, non è possibile escludere confondimenti residui e la causalità non può essere stabilita. La coorte è prevalentemente femminile e i risultati potrebbero non essere generalizzabili su larga scala. Il sommario è basato esclusivamente sull'abstract.

Risultati Principali

  • Each 200 mg/day more food additive glutamate (MSG) raised coronary heart disease risk by 5%.
  • Naturally occurring glutamic acid at higher intakes raised CHD risk by 13% per 3,000 mg/day increment.
  • Total glutamate intake was associated with 15% higher CHD risk and 10% higher overall CVD risk.
  • No significant association was found between any glutamate form and cerebrovascular disease risk.
  • Associations held for both food-additive and naturally occurring glutamate, implicating the molecule itself.

Metodologia

Coorte prospettica di 108.932 adulti (NutriNet-Santé, Francia, 2009–2023) con registrazioni dietetiche ripetute delle 24 ore (media di 21 registrazioni per partecipante) per valutare l'esposizione al glutammato. Sono stati utilizzati modelli di Cox a rischi proporzionali multivariabili per valutare l'esposizione al glutammato dipendente dal tempo rispetto all'insorgenza di CVD, CHD e CVA nel corso di un follow-up mediano di 7,92 anni.

Limitazioni dello Studio

Si tratta di un singolo studio osservazionale; non è possibile escludere completamente la presenza di confondenti residui legati alla qualità della dieta, all'apporto di sodio e al consumo di alimenti ultra-processati. La coorte è composta per il 79% da donne, prevalentemente francesi e volontarie attente alla salute, il che limita la generalizzabilità dei risultati. Il sommario si basa esclusivamente sull'abstract, poiché l'articolo completo non è disponibile in open access.

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