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L'estratto di Ginkgo biloba inverte la perdita di memoria simile all'Alzheimer nelle topi femmine anziane

Il trattamento cronico con estratto di *Ginkgo biloba* ha ripristinato la memoria in modo dose-dipendente e ridotto la patologia da amiloide e tau in topi anziani con deficit colinergici.

martedì 14 luglio 2026 8 visualizzazioni
Pubblicato in Neurochem Res
Dried ginkgo biloba leaves and green extract capsules arranged beside a small glass vial of amber liquid on a white lab bench

Riepilogo

Ricercatori dell'Università Federale di São Paulo hanno testato un estratto standardizzato di foglie di *Ginkgo biloba* (EGb) su topi femmina anziani, geneticamente modificati per presentare una ridotta segnalazione colinergica — riproducendo una caratteristica chiave del morbo di Alzheimer a esordio tardivo. Il solo invecchiamento causava deficit di memoria a breve e lungo termine, e i topi con il deficit colinergico più marcato mostravano il declino cognitivo più grave. Il trattamento cronico con EGb ha invertito questi deterioramenti della memoria in modo dose-dipendente. Ha inoltre ridotto l'accumulo di beta-amiloide e di tau fosforilata in regioni critiche dell'ippocampo. In studi cellulari di laboratorio, EGb ha impedito alla beta-amiloide di aggregarsi. Questi risultati suggeriscono che EGb possa agire simultaneamente su molteplici vie patologiche dell'Alzheimer — la segnalazione colinergica, l'aggregazione amiloide e la fosforilazione della tau — offrendo potenzialmente un approccio più completo rispetto alle terapie attuali che puntano a un singolo bersaglio molecolare.

Riepilogo Dettagliato

Il morbo di Alzheimer a esordio tardivo (LOAD) rimane una delle condizioni più complesse della medicina dell'invecchiamento, con terapie attuali che offrono benefici solo modesti e spesso temporanei. Un approccio multi-bersaglio — che affronti simultaneamente le placche amiloidi, i grovigli di tau e la disfunzione colinergica — è stato a lungo considerato una strategia più promettente. L'estratto di foglie di Ginkgo biloba (EGb) ha attirato l'interesse scientifico proprio perché potrebbe agire attraverso molteplici meccanismi contemporaneamente.

Questo studio, condotto da ricercatori dell'Università Federale di San Paolo, ha testato EGb standardizzato in topi femmina anziani di tipo selvatico e in due linee geneticamente modificate con riduzioni del 45% e del 65% nell'espressione del trasportatore vescicolare di acetilcolina (VAChT) — un modello che riproduce la ridotta segnalazione colinergica centrale nella patologia dell'Alzheimer. Il trattamento cronico con EGb è stato valutato per i suoi effetti sulla memoria a breve e lungo termine, sui comportamenti ansiosi e sull'attività motoria.

I risultati principali sono stati notevoli: l'invecchiamento da solo ha prodotto deficit di memoria misurabili in tutti i gruppi, e tali deficit erano progressivamente più gravi con una maggiore riduzione colinergica. Il trattamento con EGb ha invertito questi deficit di memoria in modo chiaramente dose-dipendente. L'analisi immunoistochimica di subregioni ippocampali (dCA1 e giro dentato) ha rivelato che EGb ha ridotto significativamente sia le cellule immunoreattive per l'amiloide-beta (Aβ1-42) che per la tau fosforilata (pTauT231). Esperimenti in vitro hanno inoltre dimostrato che EGb inibisce direttamente l'aggregazione dell'amiloide-beta attraverso interazioni molecolari sia con i peptidi Aβ che con le membrane fosfolipidiche.

Questi risultati hanno implicazioni significative per la ricerca sulla prevenzione e il trattamento dell'Alzheimer. La modulazione simultanea da parte di EGb della funzione colinergica, dell'aggregazione amiloide e della patologia tau lo posiziona come un candidato genuinamente multi-bersaglio. Per i clinici e i ricercatori, ciò fornisce una base meccanicistica più solida per l'utilizzo di EGb nel declino cognitivo.

Si applicano importanti avvertenze: si tratta di uno studio su topi, e la traduzione di questi risultati in benefici clinici per l'essere umano richiede ulteriori indagini. Il sommario si basa esclusivamente sull'abstract e i dettagli completi della metodologia non sono disponibili.

Risultati Principali

  • Chronic Ginkgo biloba extract reversed short- and long-term memory deficits in aged female mice dose-dependently.
  • EGb reduced amyloid-beta and phosphorylated tau accumulation in the hippocampal CA1 and dentate gyrus regions.
  • Mice with 65% cholinergic knockdown showed the worst memory loss, worsened by aging.
  • In vitro, EGb directly inhibited amyloid-beta aggregation via interactions with Aβ peptides and phospholipid membranes.
  • EGb acted across multiple Alzheimer's pathways simultaneously, suggesting a multi-target therapeutic mechanism.

Metodologia

Lo studio ha utilizzato topi femmina anziani di tipo selvatico insieme a due linee con riduzione di VAChT (45% e 65%) per modellare i deficit colinergici osservati nella malattia di Alzheimer. Le prestazioni di memoria, ansia e motricità sono state valutate tramite test comportamentali, mentre l'immunoistochimica ha quantificato la beta-amiloide e la tau fosforilata nelle subregioni ippocampali. Saggi in vitro hanno esaminato gli effetti diretti di EGb sull'aggregazione amiloide.

Limitazioni dello Studio

Questo è uno studio su animali condotto su topi femmina geneticamente modificati, e i risultati potrebbero non tradursi direttamente alla malattia di Alzheimer nell'essere umano. Il riassunto è basato esclusivamente sull'abstract, pertanto i dettagli metodologici completi, i parametri di dosaggio e il rigore statistico non possono essere valutati. I modelli comportamentali della memoria non replicano pienamente la complessità della patologia dell'Alzheimer nell'essere umano.

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